Eventi GST mette in cantiere la tipologia di eventi targati “Matrioska” alla fine del 2017. Pensato in due parti, la prima, sviluppata sul gioco esclusivamente di ruolo, in ambienti solitamente poco consoni per il classico softair e di durata ridotta (il seme), mentre la seconda parte è vero e proprio “melting pot” di tipologie di gioco, dalla simulazione tattica alla pura interpretazione che comporta una durata più estesa (la madre). Ovviamente le due parti sono concatenate tra loro, l’una completa l’altra e solitamente l’intero evento ha dei seguiti.


MATPËШKA -Il Doge-
STORIA

Traduzione: “Matpëшka”, nome proprio di cosa, femminile, in lingua russa, tradotto foneticamente e graficamente nell’italiano in “Matrioska” con pronuncia /ma-tri-ò-sca/. Caratteristica bambola di legno (un tempo chiamata baba, propr. «contadina»), molto comune come giocattolo e soprammobile nei territorî russi e di lì diffusasi anche nei paesi limitrofi, raffigurante una florida contadina russa; è in realtà costituita di una serie di bambole, di forma all’incirca ovoidale e di figura simile ma di dimensioni diverse, che, contenute ciascuna nella cavità di quella immediatamente più grande, si possono via via estrarre. È un insieme che si compone di pezzi di diverse dimensioni realizzati in legno, ognuno dei quali è inseribile in uno di formato più grande. Ogni pezzo si divide in due parti ed è vuoto al suo interno, salvo il più piccolo che si chiama “seme”. La bambolina più grande si chiama invece “madre”. È utilizzata nel comune anche come metafora per indicare l’archetipo di “nuova vita primordiale”, embrione, reale e figurato. Un seme custodito da far crescere, dai piccoli semi nascono i grandi alberi. Se si taglia il tronco si può vedere i cerchi che indicano come per ogni anno l’albero si sia sviluppato fino a raggiungere le dimensioni massime attuali. La matrioska si apre. Genera. Aprite tutte la bamboline e togliete solo la parte di sopra, lasciate quella di sotto, una nell’altra, in cerchi concentrici fino al “seme”.

Riportiamo un interessante articolo di giornale apparso sulla testata “L’Eco del Baldo”, di pochi giorni addietro, in cui il giornalista Roberto Maria Moltesi, noto per i suoi reportage sulle situazioni di politica estera che rasentano più l’indagine che l’informazione, pubblica il colloquio avvenuto con un esponente dei servizi molto informato sul quadro politico attuale:

“Da sempre questo giornale ricerca la verità. Ovunque essa sia celata. Anche quando è nascosta sotto strati e strati di falsità e scavare è un’impresa che ti può costare la vita.
La ricerca della verità è il nostro lavoro, la sua divulgazione la nostra missione.
Per questo non smetteremo mai di indagare approfonditamente sulle questioni che riguardano interi popoli, i veri giochi di potere che si nascondono dietro a notizie false o che non centrano niente con la realtà dei fatti… mascherano un avvenimento spostando l’attenzione su questioni più semplici e rumorose.
Si dice che per nascondere un oggetto in una stanza sia sufficiente spegnere la luce… ma se tutti si aspettano che la stanza sia illuminata, allora accendi tutte le luci e aggiungine altrettante e quando l’hai fatto mettine ancora di più! Luci forti, colorate, lampadine, lampadari, abat jour, luci di Natale… avrai lo stesso effetto desiderato. Nessuno si accorgerà di ciò che non vuoi che sia notato.

L’inchiesta che da mesi stiamo seguendo, o meglio sulla quale ci stiamo impegnando a scavare, non riguarda solamente il nostro Paese, coinvolge l’Europa (i poteri forti dell’Europa), gettandosi a Est, in quei paesi dove la guerra da decenni non ha mai cessato di esistere… al massimo s’è solo spostata un po’.

A tal proposito abbiamo intervistato in esclusiva un ex membro dei servizi che, per ragioni di anonimato, chiameremo Tenente Fox.

RM: Tenente Fox, innanzi tutto grazie per essere qui con noi, molto spesso per confutare la veridicità delle nostre notizie ricerchiamo delle fonti dirette che abbiano voglia di mettersi in gioco.
Uomini come Lei che ben ci possono spiegare come veramente stanno le cose…

TF: Grazie a voi per avermi dato questa possibilità.

RM: Come sa, il nostro giornale è uscito pochi giorni fa con un editoriale dal titolo
“Italia, non più uno stato sovrano ma un territorio di frontiera”
è un po la punta dell’iceberg della nostra inchiesta, Le sembra esagerato come titolo?

TF: Non lo trovo affatto esagerato, anzi… pertinente alla realtà.
Da anni ormai l’Italia viene sacrificata per il bene comune di Stati europei più forti che sono il cuore stesso dell’Europa. Basti pensare al susseguirsi delle legislazioni fantoccio, i cosiddetti “governi tecnici”, che avevano come unico scopo quello di uniformare il Paese secondo i canoni imposti da quest’ultimi.
Come ti insegnano nelle operazioni psicologiche, “ti sto fottendo col sorriso, dicendoti che va tutto bene e fidati… andrà meglio”.

RM: Quali sarebbero questi Stati europei forti per i quali in nostro Paese è sacrificabile?

TF: Germania e Francia.

RM: Vuole dire che questi due Paesi di fatto controllano l’Europa?

TF: Certamente. Già agli inizi della seconda Guerra Mondiale la Germania Nazista tentò di coinvolgere l’Inghilterra in un piano di alleanza per un con-dominio europeo… notizia storica che viene debitamente lasciata fuori dai libri di storia…
Ora la Germania, riunificata dopo il crollo del muro nel 1989, sta perseguendo nuovamente il suo nazionalismo, combattendo una guerra diversa, economica, ma pur sempre una guerra. Ha trovato in questi ultimi anni un partner disposto a con-dividere il dominio. Intendiamoci, non a caso parlo di dominio. Nel dominio c’è il dominante (o come in questo caso i dominanti), e i dominati.

RM: curioso il fatto che la Francia abbia accettato questa proposta da una Germania che poco più di 70anni fa li ha umiliati, conquistati e vessati… non Le pare?

TF: Mah, non dimentichiamoci che la nostra società non ascolta gli anziani, e una volta che se ne sono andati, il loro ricordo, il ricordo delle loro storie è così labile che le nuove generazioni sono destinate a commettere se non gli stessi errori, errori molto simili.
Comunque il punto è che Francia e Germania intendono fare il bello e cattivo tempo in Europa, pensando solo a loro stessi, considerando gli altri Stati europei come dei satelliti che possono anche perdere. Nulla di diverso dagli stati cuscinetto dell’Unione Sovietica.
Sono attualmente gli stati più forti, conosciamo tutti il potere economico della Germania, ma pochi si soffermano ad osservare la Francia. stato che da sempre è impegnato in guerre di conquista che toccano tutti gli angoli del Pianeta. Dalle prime colonie oltreoceano, agli ultimi interventi diretti in Iraq e Libia.

RM: Quindi la nostra povera Italia è un satellite sacrificabile.

TF: Un satellite già sacrificato. Considerato il “pontile d’Europa”, dove attraccano migliaia di persone vittime degli sconvolgimenti globali.
Tutto questo sta cambiando radicalmente la vita di ogni cittadino italiano in peggio… lo stato ne è complice, vuole l’annichilimento di ogni identità per uniformare tutti in una massa senza identità e quindi più controllabile.

RM: Indubbiamente stiamo subendo un’immigrazione fuori controllo e nella nostra inchiesta questo appare molto chiaramente. Altro fatto che abbiamo riscontrato è che ora non c’è più solo un flusso continuo di migranti dall’Africa, stiamo assistendo all’arrivo di persone provenienti anche dall’Est Europa…

TF: Certamente. Tutti conosciamo la presenza sul nostro territorio di Romeni, Moldavi, Serbi solo per citarne alcuni. Questo avviene ormai da anni e queste etnie si sono ben radicate creando delle vere e proprie comunità… ma non è questo il problema.
Negli ultimi tempi si sono registrati molti arrivi di cittadini Transnistri per esempio, notizia che non è assolutamente trattata da giornali e televisioni eppure è concreta e rilevante, basti pensare che pochi mesi fa è ufficialmente nata un’associazione italiana per lo scambio culturale tra Italia e Transnistria.

RM: La Transnistria (ufficialmente Repubblica Moldava di Pridnestrovie) come sappiamo è uno Stato indipendente de facto non riconosciuto dai Paesi membri dell’ONU, essendo considerato de iure parte della Repubblica di Moldavia.
A cosa dobbiamo, secondo lei, questo movimento di Transnistri nel nostro paese?

TF: Fondamentalmente la Transnistria esiste da 27 anni… è logico che dopo tutto questo tempo pensi seriamente ad un riconoscimento ufficiale.
Per la verità sono anni che la Transnistria persegue questo obiettivo, ma diciamo che fino ad ora nessuno l’ha presa in considerazione.
Ora credo che abbiano cambiato strategia, uscendo dal loro Paese per un contatto diretto con gli Stati europei… e non c’è miglior trampolino di lancio che l’Italia.

RM: Quindi la Transnistria mira ad un riconoscimento ufficiale per fini economici?

TF: Diciamo che non è solo questo.
È un Paese che vorrebbe unirsi alla Russia (come recentemente ha fatto la Crimea) e per farlo deve essere riconosciuto, inoltre al momento è un Paese stretto da sanzioni economiche e da veri e propri blocchi da Ukraina e Moldavia.
Non dimentichiamo poi che confina direttamente con la regione del Donbass nella quale dal 2014 la Russia combatte l’Ukraina per allargare i suoi confini…
io credo che ci possa essere un coinvolgimento diretto con i piani della Russia. Ovviamente, se la Transnistria diventasse un paese riconosciuto, o anche solamente avesse il via ad un processo che la porterebbe ad essere riconosciuta… certo avrebbe un peso a livello internazionale che oggi non ha.

RM: Qui si apre uno scenario ben più ampio di quello che potevamo immaginare… che ci coinvolge direttamente…

TF: Senza alcun dubbio. Attualmente l’Italia è una porta aperta sull’Europa.
Il grado di coinvolgimento del nostro Paese sugli equilibri dello scacchiere mondiale è ancor tutto da vedere però.”


MATPËШKA -Il Cangrande-
STORIA

14 aprile 2018 – VENEZIA – ITALIA.

Alcuni esponenti del governo transnistro ed imprenditori locali si ritrovano per la prima volta in Italia per supportare e dare voce all’Associazione di Amicizia Italia– Pridnestrovie, per mezzo di una conferenza a cui erano invitati altrettanti esponenti politici italiani. La delegazione, durante il viaggio in Italia, ha avuto degli incontri a livello commerciale ma anche in ambito politico, sia italiano con i rappresentanti di alcune istituzioni locali, sia estero come con il Rappresentante in Italia della Repubblica dell’Ossezia del Sud, uno dei pochi stati che riconosce la Pridnestrovie.

La costituzione dell’Associazione di Amicizia Italia – Pridnestrovie, improntata alla conoscenza della Transnistria

in Italia e di conseguenza in Europa, è il primo passo verso l’implementazione sempre più costruttiva di un ponte tra l’Italia e la Pridnestrovie, che già annoverano varie connessioni, come ad esempio il marchio Prada che ha delocalizzato lì la sua azienda, ma che da ora vedrà ancora maggiori sviluppi grazie proprio all’ attività della Casa dell’Amicizia. Come il settore del turismo, per il quale l’Associazione svolgerà le funzioni di tour operator ufficiale e che consentirà quindi a coloro che volessero visitare le varie attrazioni che la Pridnestrovie offre di potersi recare con itinerari ad hoc e conoscere la Repubblica in tutte le sue sfaccettature.

Durante la manifestazione è stato firmato l’Accordo di Cooperazione tra il Ministero degli Affari Esteri della PMR (acronimo in lingua russa della Transnistria), la signora Eva Serghèjevna Cèchova, e l’Associazione culturale Italia – Pridnestrovie.

Il Ministro degli Esteri ha poi segnalato la novità proveniente da Vienna, dove lo scorso fine novembre 2017 si sono svolti i periodici “colloqui di pace” del cosiddetto gruppo dei 5 + 2 (Russia, Ucraina e Osce in qualità di mediatori con Usa ed Ue come osservatori da una parte e Moldova e Pridnestrovie dall’ altra), rappresentata

dall’allargamento di tali colloqui ad una delegazione italiana, simbolo anche questo delle varie relazioni che

intercorrono tra i due paesi. Durante la cerimonia veneziana, il Ministro non ha potuto però non menzionare il problema delle ultime settimane che si sta verificando al valico di frontiera tra Pervomaisk e Kuchurgan, in Ucraina, dove è in atto il tentativo di blocco commerciale ed il rallentamento del passaggio di cittadini, conseguenza della grave instabilità politica del paese confinante anche a causa di forze non ufficiali che provano a dettar legge. “La Moldova e l’Ucraina hanno un accordo per il controllo dei passaggi di frontiera dato anche dal fatto che 10 osservatori ucraini collaborano con la forza d’ interposizione ma nelle ultime settimane la situazione politica ucraina si è riflessa anche sulla frontiera transnistra. I colloqui di pace serviranno anche a ristabilire la normalità in quel passaggio di frontiera”. Il Ministro ed il Presidente di Italia – Pridnestrovie hanno poi esortato tutti i presenti ad avvicinarsi a questa Repubblica tramite i numerosi progetti che la Casa dell’Amicizia ha già in agenda ed anche a recarsi personalmente, magari proprio tramite l’Associazione stessa, in Pridnestrovie. Il paese abitato da “cittadini sovietici proiettati nella modernità”.

Nei giorni a seguire, sull’onda di tale manifestazione di apertura del governo italiano nei confronti della Transnistria, è degno di nota che alcune realtà imprenditoriali italiane e con gran stupore molte internazionali, si sono avvicinate per proporre ed intraprendere nuove iniziative commerciali facendo leva per l’appunto sui canali in via di sviluppo in territorio transnistro.

La delegazione transnistra era così composta: oltre al sopracitato ministro degli esteri Eva Serghèjevna Cèchova, il ministro dello sviluppo economico Boris Bikov, il colonnello Nicolai Salovie rappresentato, per asseza, da Matvej Polyus, suo segretario, l’amministratore delegato della Sheriff Construction Department Artemiy Stepanovic Melnikov e l’amministratore delegato della Sheriff Tiraspoltransgas Bablo Ivanovic Vadosky.

Nonostante lo sforzo per l’opera di rivalutazione e cambiamento profondo di questo paese, che concorre a tutti gli effetti per il riconoscimento a livello europeo, la Transnistria tutt’oggi si ritrova a dover fare ancora i conti col suo passato: la macchia dovuta ai traffici illeciti attuati dal primo governo è ancora attuale e gli effetti sono ancora ben visibili, l’Interpol s’interessa ancora di monitorare le attività di questi esponenti e del loro entourage, osservando le loro mosse, seguendo i loro movimenti e di chi prende contatto con loro.

Tra le proposte ricevute degne di nota si annovera: il progetto di costruzione di un nuovo aeroporto nella capitale da parte di UPS con annessi contratti per il trasporto internazionale di merci in entrata ed uscita, CLEAN WORD SERVICE per il monitoraggio ambientale del Dnestr e smaltimento di eventuali rifiuti radioattivi rilevati, BOLSCEVICHI CONSTRUCTION ltb con sede in Ucraina, si propongono come produttori ed installatori di sistemi di sorveglianza, addestramento truppe, e con possibilità di accesso al porto di Odessa per l’ingresso ed uscita di merci, inoltre propongono la possibilità di riduzione del prezzo dell’energia e approvvigionamento di carbone, PALLADIO SERVICE GROUP richiede la possibilità d’iniziare a costruire in Transnistria, con possibilità di commerciare materiali edili di provenienza italiana, I SERENISSIMI richiedono un appoggio per raggiungere la loro indipendenza e riconoscimento del Veneto come stato indipendente, oltre offrire addestramento truppe tramite una holding affiliata, TISTAMP S.r.l. si propone per la vendita e il commercio di tessuti, UNWTO si propone con la possibilità di un abbattimento dei dazi doganali, sovvenzioni per il turismo, ZARADNOSC COMPANY https://zaradnosc.wixsite.com/zaradnoscc multinazionale Polacca interessata alla costruzione di palazzine a Tiraspol, palazzine militari e possibili contatti politici, offre servizi in merito al settore alimentare, GRANDPLAYER.CO per lo sviluppo di un oleodotto a Gibuti e una ferrovia in Africa, BOSIO ENTERPRISES (USA) multinazionale interessata all’acquisto di terreni a Tiraspol per l’edificazione di locali per l’intrattenimento, offre inoltre servizi per trasporti internazionali e contatti politici.

 

7-8 luglio 2018 – COBASNA – TRANSNISTRIA

Località sinonimo di quiete quasi surreale e un territorio degno delle migliori cartoline, non fa cenno però a nascondere una delle sue particolarità, che la parte di mondo interessato conosce molto bene: Cobasna è il sito di stoccaggio di armi più importante della Transnistria, un compound di dimensioni smisurate che si snoda all’interno del territorio, immerso in aree verdi che all’occhio di un pagano nemmeno si farebbero notare, per come viene trattata la riservatezza del sito. Eppure questa attrazione richiama molti “turisti”, disposti a pagare volentieri il “biglietto” pur di fare un giro sulla giostra.

E’ qui che i personaggi transinstri hanno dato appuntamento a coloro che si sono interessati di proporre opportunistici progetti di sviluppo economico/politico, nella fattispecie tutti volti ad un ingresso nel mercato europeo, cosa molto allettante per Tiraspol.

Da anni Cobasna è frequentata da esponenti politici e loro ospiti per trascorrere incontri di piacere ed assaporare i piaceri che questa fetta di terra offre ai loro avventori, tra un buon bicchiere di vino ed una passeggiata a cavallo sono soliti intrecciare accordi di varia natura con blasonati faccendieri e facoltosi personaggi di varia estrazione.

Non a caso, il concetto comune di Hotel o residenza per vacanze non equivale a quello delle alte sfere transnistre, essi di fatti soggiornano all’interno della caserma “Martiri di Kurt a Tonsk”, protetti dalle sue mura e dal Battaglione Fantasma stanziato nella stessa, comandato dal Maggiore Doc e il Capitano Aquila, ed in aggiunta dal Gruppo Wagner se gli ospiti sono i dirigenti della Sheriff, in quanto essendo molto vicini al governo godono anch’essi dei privilegi dei loro membri. Ovviamente non viene fatto mancare nulla, nonostante si tratti di un’installazione militare, a parte l’austerità tipica delle strutture filorusse, nulla lascia pensare che si tratti di un’area altamente militarizzata, in quanto fornita di vari confort compresa la riservatezza di chi soggiorna, ottima per trattare affari.

Sotto gli attenti occhi del Battaglione transnistro avvengono i primi colloqui con i vari esponenti interessati, si va alla definizione di accordi e contratti, cosa alquanto sgradita al Maggiore Doc, il quale, per sua indole conservativa e filorussa, non vede di buon occhio quest’apertura all’occidente, ma nonostante ciò, fiducioso e legato all’operato del Ministro Cèchova rimane al suo posto svolgendo egregiamente il suo ruolo: garantire la sicurezza della delegazione transnistra e del sito in cui si trovano, oltre che a quella dei restanti siti di stoccaggio per armamenti situati su tutto il territorio. Fatta eccezione per Vadosky e Melnikov, in quanto civili la loro sicurezza viene garantita dal Gruppo Wagner, nota ed unica società di sicurezza privata riconosciuta e costituita in Russia, che ovviamente non va a genio al Maggiore.

 

Nel susseguirsi di colloqui spicca l’intenzione di concretizzare a breve il progetto dell’aeroporto, tant’è che il Ministro Cèchova indice una conferenza stampa per spiegare i termini e le potenzialità del progetto, alla presenza dell’amministratore delegato della Sheriff Construction Department Artemiy Stepanovic Melnikov, delegato alla sovrintendenza per conto del governo e Jean de Caldogné, amministratore dell’UPS, alla quale partecipano molti altri esponenti delle aziende presenti ai vari tavoli delle trattative in questi giorni. Oltre che alla spiegazione delle intenzioni dell’UPS, i suoi esponenti colgono l’occasione per interloquire con gli altri presenti alla conferenza, ed intrecciare ulteriori rapporti economici.

 

Bablo Ivanovic Vadosky nel frattempo prosegue con gli intenti legati alla CLEAN WORD SERVICE, avvicinato in un secondo momento da UPS per valutare eventuali forniture di carburanti per la propria flotta aerea.

Bikov nel frattempo incontra la ditta TISTAMP ed intavola un commercio di tessuti, oltre che coadiuvarsi con l’amico di vecchia data Polyus per portare avanti alcune proposte sul piano dell’implementamento della difesa che prevedono un’eventuale esborso di denari.

 

Classico e monocromatico scenario tipo, degno della comune piazza affari, ma così forse non è, dopotutto si è in Transnistria, paese in cui le cose generalmente non succedono a caso, e questo lo sa bene il Maggiore Doc. Si, perché, conscio della piaga che trafigge il paese dalla sua nascita, decide di indagare e approfondire in merito alle relazioni intraprese dai vari delegati. Vadosky e Menikov tra l’altro vengono visti da alcuni suoi sottoposti ricevere e girare somme di denaro ingenti, che non vengono riportate al ministro Bikov. Lo stesso Bikov invece assicura che con il segretario Polyus i rapporti sono ottimi, in quanto tutte le offerte pervenute dal sottoposto di Salovie passano a lui in chiaro. Il lavoro d’intelligence messo in atto dai suoi, mascherato da servizio di sicurezza lascia intendere al Maggiore che le sue preoccupazioni potrebbero realizzarsi, non si capacita invece del viavai “turistico” da e per i vari depositi di armamenti transnistri, per mostrare che la Transnistria non è un paese sprovveduto ma che può altresì avere anch’esso il suo giusto peso, promosso da Matvej Polyus, segretario del colonnello Nicolai Salovie, che in sua assenza ne fa appieno le sue veci, assumendo pieni poteri (legittimi) sulla gestione dell’esercito transnistro, compreso quindi lo stesso Battaglione Fantasma. Non è dato sapere se questa indagine si tratta di una sorta di ripicca silenziosa da parte dello stesso Maggiore, il quale molto probabilmente non condivide il fatto di stare alle attendenze di un segretario, ma sta di fatto che ora dopo ora intensifica le sue forze per raccogliere più informazioni possibili. Di pari passo punta i suoi occhi anche su gli altri esponenti transnistri non facenti parte della cricca politica: Artemiy Stepanovic Melnikov e Bablo Ivanovic Vadosky.

Doc è una figura molto particolare, conservatore e profondo sostenitore della Repubblica, si è sempre prodigato per far sì che il suo popolo e la sua terra venga rispettata, uomo integerrimo e di alto onore, con varie sfaccettature, compreso l’occhio chiuso sul risaputo traffico di droga che interessa Tiraspol e connessi, commercio immorale ma che effettivamente porta denaro da reinvestire per il popolo, non concepisce invece i traffici ai fini personali, per l’interesse del singolo e non per la comunità.

Da tempo si vocifera che siano sparite da alcuni depositi due valigette contenenti materiale nucleare, e tra le varie preoccupazioni di Doc è che il probabile cliente interessato ad impossessarsene si sia mescolato assieme agli uomini d’affari arrivati in questo weekend nel paese. Non si trova traccia di chi le detiene al momento e quali intenzioni abbia. Per certo invece si sa che nella notte tra il 7 e 8 luglio l’Interpol, che nel frattempo si era messa sulle tracce degli acquirenti internazionali, i nuovi amici della Cèchova e company, ha effettuato un ingente sequestro di materiale bellico a poca distanza della stessa caserma “Martiri di Kurt a Tonsk”. Questo evento ha fatto sì che il Maggiore sia andato su tutte le furie, soprattutto dopo aver saputo che i numeri di matricola delle armi corrispondevano con alcuni presenti proprio nei depositi “aperti al pubblico” e sotto il suo controllo.

Forte di ciò, Doc mise in atto un vero e proprio piano di cattura ai fini detentivi del segretario Polyus, per aver commesso a suo dire crimini nei confronti della Repubblica Transnistra, condito da un mandato di arresto anche per Vadosky e Melnikov, per dare modo di definire la loro posizione, rei di essersi allontanati dalla “residenza estiva” con personaggi per i suoi parametri di misura “poco raccomandabili”, propensi alle larghe “foraggiature” ed “interessati alla persecuzione di tutt’altri obbiettivi al di fuori di quelli per cui si sono presentati”.

Per l’intera notte i tre non rientrarono alla caserma, si resero irreperibili al maggiore, mantenendo invece i rapporti col Ministro degli Esteri, con la scusante di essere impegnati alla definizione dei vari accordi commerciali. Le truppe transnistre nel frattempo si ritrovarono nella situazione di dover anche fronteggiare un assalto ai depositi di munizionamenti da parte di truppe non identificate, la polizia locale viene a conoscenza della presenza in città di più persone straniere oltre a quelle invitate, un caos che pochi saprebbero gestire.

Il livello d’allarme viene innalzato al massimo e il Battaglione si spinge ad una profonda pulizia del territorio, per riportare la situazione alla normalità.

Alle ore 11.00 viene riportata la notizia che Menikov e Polyus si trovano alla Casa del Popolo, in centro città, l’occasione non può non essere colta: il Maggiore, su ordine firmato dal Ministro Cèchova si presenta alla porta in forza di metà Battaglione, per effettuare l’arresto. I Due, stupiti dal dispiegamento di forze, e dell’improvviso mandato di cattura non essendosi mai allontanati dalla città, firmato tra l’altro dal Ministro degli Esteri senza alcuna autorità in merito e senza alcun parere da parte del Ministro degli Interni, vengono arrestati seduta stante presentando come prova un anonimo foglio con raccolta la confessione di uno degli assalitori del deposito armamenti catturato nella notte, in cui si evince una compravendita di armi i cui proventi sono finiti direttamente nelle tasche di Polyus.

In tutto ciò però le tracce di Vadosky sono andate perse, alcuni raccontano che si sia dileguato per non cadere preda dei vaneggiamenti esaltati del Maggiore, aiutato dal Gruppo Wagner, altri dicono che si sia dato alla macchia consapevole di avere le mani sporche.

 

25 MAGGIO – VERONA

La Repubblica Moldava di Pridniestrov è intenzionata a procedere contro Vadosky, Melnikov e Polyus a mezzo di regolare processo per crimini contro la stessa Repubblica e traffico internazionale di armi, creando però un’impasse, in quanto la stessa Transnistria non essendo riconosciuta come Repubblica ma come regione a tutti gli effetti della Moldavia non può di fatto permettersi di processare per tali accuse, e la Moldavia come non si cura delle necessità basilari di questa regione tantomeno non è interessata ad assumersi l’onere di procedere contro delle persone accusate di aver contrabbandato armi a tutti gli effetti di provenienza russa, indicando perciò alla stessa Russia di farsi carico di questo impiccio. La Russia di tutta risposta, non potendo riconoscere l’effettiva provenienza di tali armi, per evitare incidenti diplomatici, non ritiene opportuno portarsi in casa questo fardello. Ricordiamo che tutto il materiale bellico stoccato in Transnistria è il lascito della quattordicesima armata russa stanziata in Transnistria all’inizio degli scontri per l’indipendenza di quella regione.

Di fatto si è creata una situazione di stallo, con persone ed argomenti scottanti che nessuno vuole, ad eccezione del Ministro degli Esteri Transnistro, intenzionato a procedere in tutti i modi, con accuse fumose come gli stessi traffici imputati, con un’Europa volta alla demilitarizzazione della Transnistria e tendenzialmente sorda al voler portare alla ribalta problemi che lei stessa volendo avrebbe in senno, in quanto sarebbe un riconoscimento che gli osservatori Nato stanziati a Tiraspol non hanno fatto appieno il loro dovere.

L’unica strada possibile che si delinea in questo caos è che il tutto passi in mano all’Interpol, che sposterebbe il “faldone” a Bruxelles, ma la pressione del Ministro Cèchova per portare l’acqua al suo mulino smuove mari e monti negli ambienti politici a lei conosciuti, per far sì che il tutto si risolva a favore della Transnistria, sottolineando il fatto che il Governo transnistro ha le capacità di gestire questa situazione e dunque essere sempre più in grado, tassello dopo tassello, di arrivare al riconoscimento di una Repubblica indipendente.

La risposta più valida e più sentita arriva proprio dall’Italia, è risaputo che la forza politica italiana è stata sempre aperta verso la Transnistria e sensibile alle sue problematiche, cartina tornasole è il fatto che rinomate aziende italiane abbiano già spostato la loro produzione proprio a Tiraspol.

L’Italia si offre di ospitare sul suo suolo il processo, garantendo che la magistratura di Verona, in accordo e collaborazione con l’Interpol, istruirà l’accusa nei confronti dei tre imputati per un processo imparziale. Contro ogni aspettativa, Bruxelles, spinta da alcuni diplomatici francesi, si mostra compiacente di tale proposta, convalidando la richiesta. Polyus e Menikov, contro ogni pressante richiesta del Ministro Cèchova, non essendo ritenuti personaggi pericolosi, va ricordato che non erano in fuga al momento della cattura ma alloggiavano presso una struttura pubblica transnistra, non vengono incarcerati, ma sono in libertà condizionata in attesa di giusto processo. Pertanto, si sposteranno il 25 maggio a Verona, per essere processati. A Verona saranno presenti anche i ministri Bikov e Cèchova, rappresentanti del governo transnistro, accompagnati dal Generale Salovie e dal Maggiore Doc, interpellati dalla stessa magistratura. Bikov inoltre presenzierà a Verona per il suo personale interesse nel fare chiarezza sulla situazione del collega Polyus, se sarà dichiarato colpevole o innocente. La stessa cosa non si può dire per Vadosky, da luglio 2018 non si ha alcuna notizia certa sulla sua figura, alcune dicerie affermano che avendo favorito in modi poco chiari alcuni acquirenti francesi abbia trovato appoggio e rifugio a Parigi, e che si stia riorganizzando per far emergere la verità su come si sono svolti i fatti. Se questo fosse vero, probabilmente bisognerà aspettarsi un colpo di scena inaspettato.